Discussione oggi in aula del DPEF regionale. Le considerazioni della Capogruppo Sgherri.
Sgherri: "nell’affrontare la crisi e i tagli della finanziaria nazionale l’obbiettivo dovrà essere evitare di tagliare in maniera lineare bensì compiere azioni per contrastare le scelte governative, e salvaguardare al massimo servizi e coesione sociale".
2010-07-27
Il punto centrale che pervaderà il dibattito politico e istituzionale dei prossimi mesi sarà come rispondere ai nefasti tagli imposti anche alla Toscana dalla finanziaria nazionale; sarà necessario, - per dare risposte rispetto ad una crisi che ancora “morde” la società toscana – crisi strutturale e per nulla superata - e salvaguardare il ruolo di programmazione della Regione - infatti evitare di operare tagli in maniera lineare da parte della Regione laddove il governo è andato a tagliare.
Per questo il dibattito di oggi in aula del Consiglio Regionale sul DPEF toscano 2011 può considerarsi l’avvio di una discussione che avrà certamente bisogno di aggiornarsi.
E dovrà farlo – a nostro avviso – tenendo ben presente che tale è l’iniquità e il carattere regressivo di questa manovra nazionale che rimane prioritario il contrastare al fondo le scelte e l’idea di modello di società che essa propone: una sorta di “liberalizzazione” selvaggia nel quale ciascuno sia lasciato al proprio destino, con la conseguenza che potranno farcela solo i più abbienti e i meno bisognosi; quindi la destrutturazione totale del modello avuto in Italia e – più di altri – in Toscana cioè del sistema di welfare. Chiediamo quindi di rifuggire il fatto che
Il quadro che abbiamo di fronte molto pesante: il 60% delle risorse è detenuto dal 10 % della popolazione mentre il 60 % della popolazione vive con il 10 % delle risorse, forbice che la crisi sta allargando e che la manovra acuirà.
Di fronte a questo i circa trecentoquaranta milioni che il governo taglia alla Toscana (più i cento quaranta ai comuni) per l’anno prossimo impongono scelte non “ragioneristiche”, le quali puntino invece prioritariamente alla salvaguardia dei servizi e nel tentare – anche compiendo scelte di razionalizzazione sulla governante regionale, in particolar modo sui cda – in questo modo di salvaguardare non solo i singoli indirizzi degli strumenti di programmazione, bensì la possibilità stessa di avere indirizzi, messa in discussione da tagli cosi pesanti.
Tutto ciò ben sapendo che la destra con le proprie scelte propone un vero e proprio “neo feudalesimo”, da contastare nettamente e cercando così di salvaguardare i ceti più deboli, la coesione sociale, le scelte per superare la crisi.
Insomma una discussione serrata per evitare che vi sia una definitiva “privatizzazione” delle scelte politiche e che di conseguenza si crei una società in cui ciascuno sia abbandonato a sé stesso.
Per il Gruppo


