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"E' necessario ripensare il modello di sviluppo". Intervento di Monica Sgherri su "Liberazione" di sabato 31 luglio

Su crisi economica, modello di sviluppo, la manovra finanziaria del governo nazionale e il ruolo delle Regioni.

2010-08-02

La crisi economica non è passata e gli effetti peggiori si avranno quest’anno visto che la cassa integrazione straordinaria arriva a scadenza e se non vi sarà una legge di proroga altri lavoratori resteranno a reddito zero.

La ripresina, laddove avverrà, non produrrà lavoro.

Nel frattempo la forbice sociale si è drammaticamente allargata: il 10 % della popolazione detiene il 60% della ricchezza e il 60% vive con il 10% di essa. Il restante 30%,  che vive con la ricchezza che produce, è sotto tiro, indebolito dalla crisi, con il mutuo per l’acquisto per la prima casa che comprime il reddito familiare e che sempre più spesso diventa insostenibile. Parliamo di una fascia che fino a ieri era capace di accedere al diritto alla casa rivolgendosi,  seppur con sacrifici, al mercato e che oggi non può più farlo.

In questo contesto la manovra del governo è socialmente devastante.  Non basta dire che è iniqua e chiedere una diversa ridistribuzione dei pesi tra Stato e Regioni, dobbiamo denunciare che volutamente destruttura lo stato sociale che fino ad oggi conosciuto.

La manovra non chiede di sostenere i costi della crisi e per sua uscita a chi ne ha tratto beneficio e guadagni (nega la tassazione dei redditi alti, delle rendite e dei grandi patrimoni, lotta drastica all’evasione fiscale, riduzione delle spese militari) ma continua a farli pagare ai ceti più deboli e impoveriti dalla perdita del potere di acquisto di salari e pensioni

L’ammontare dei tagli non è solo per questo anno, ma anche per il prossimo. La manovra, deflattiva, produrrà la riduzione ulteriore dei consumi, degli investimenti, di tutte le componenti la domanda interna, con ripercussioni recessive e minori servizi sociali.

Ossia per i prossimi anni Regioni ed Enti Locali, se non costruiscono una grande e diffusa opposizione, saranno chiamati ad applicare la macelleria sociale. Le autonomie locali devono rifiutarsi di essere la cinghia di trasmissione della cancellazione dei diritti e delle garanzie sociali, di un impoverimento di massa, da cui si salverà solo l’elite che ha speculato sulla crisi.

La crisi è strutturale e dimostra che in discussione è il modello di sviluppo. A chi crede nella ripresa trainata dalle esportazioni, al mercato globale, all’ obiettivo della crescita in quanto tale,  dovremmo chiedere: a chi esporterà l’Italia? A Cina e India? Con chi competerà il nostro paese? Quali saranno i costi e benefici di questa strategia? Questa strada non sarà sufficiente. E’ il modello di sviluppo che deve essere radicalmente ripensato. Questo si chiede alla sinistra, pena la barbarie.

La precarietà, il lavoro a tempo determinato o in nero, i morti sul lavoro, la disoccupazione, sono segni della destrutturazione del mondo del lavoro che è la “cifra” della nostra società. E i fatti di Pomigliano rivelano la scelta che il padronato vuole imporre: lavoro o diritti.

Ma c’è un altro motivo che ci spinge a ripensare il nostro modello di sviluppo: il 6% della popolazione mondiale consuma il 50% delle risorse mondiali. Questo stile di consumo non è né realizzabile, né esportabile, pena la fine del pianeta.

Per questo crediamo che l’investimento in un’economia sostenibile non sia solo questione di principio ma una strategia per uscire dalla crisi con una struttura economica più duratura, meno dipendente da fonti energetiche importate ed esauribili, capace di trovare spazi su un mercato in espansione per almeno 20 anni (creando posti di lavoro) e di prospettare soluzioni per il risparmio energetico e dei materiali di tutto il sistema economico (produzione e consumo), coinvolgendo il tessuto produttivo e i centri di ricerca.

Da ora a dicembre, fino all’approvazione del bilancio nazionale, dobbiamo costruire una opposizione forte, che unisca le istituzioni locali a chi è colpito dalla manovra economica. Dagli studenti, - che si battono per una scuola pubblica di qualità, con il tempo pieno per chi lo desidera, con risorse necessarie ad adeguare strutture e didattica -, all’anziano che vedrà il contributo del fondo della non autosufficienza a rischio, al paziente che chiede sanità, al lavoratore che necessita del trasporto pubblico collettivo.

Una stagione di lotta e non di compatibilità ragionieristica perché oggi siamo davvero a combattere la barbarie.

 

Monica Sgherri

Capogruppo di “Federazione della Sinistra – Verdi” nel Consiglio Regionale della Toscana

 

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