Dinelli & Orson Welles
Il forzista vede Rifondazione come l'americano "vedeva" i marziani e li raccontava alla radio. Il rapporto fra Rifondazione e centro sinistra in Toscana. di Gianni Rigacci
2005-07-01
Secondo Maurizio Dinelli, capo gruppo di Forza Italia in Consiglio regionale, il governo regionale toscano "sta bloccando il rilancio economico di cui necessita la Toscana".
Idee ne avrebbe ma, volendo arrivare all’accordo con Rifondazione il prossimo anno, ed essendoci diversità marcate su alcuni dei punti programmatici più significativi, Martini ha deciso di…non decidere, di rimandare tutto.
Questa analisi ci fa sentire importanti ma non ci convince. Per più ragioni.
La prima è che il ragionamento nasconde un esercizio retorico, nel senso che si vuol far intendere che il prossimo anno, in Toscana, ci sarà un governo di centro sinistra più Rifondazione con il programma "rivoluzionario" di Rifondazione. Poco credibile Dinelli, nei panni di Orson Welles che annuncia lo sbarco dei marziani.
La seconda ragione riguarda il ruolo di Rifondazione qui in Toscana. Noi siamo convinti di essere una forza importante nel panorama politico della regione: più del centro destra che, fallito l’assalto al cielo nel 1999, sta inanellando, e non solo per scelte locali, sconfitte a ripetizione; più della Margherita che, in Toscana, ci pare faccia notizia solo se litiga coi DS.
Ma detto questo noi non pensiamo di pesare perché abbiamo avuto quasi il 10% dei voti. Certo, anche per quel 10%, ma non solo per quello.
Per peso elettorale, infatti, Martini surclassa tutti: lui ha preso il 57% dei voti, quasi sei volte i nostri, ed è risultato, il 3 e 4 aprile, il più votato Presidente regionale d’Italia.
Una maggioranza che gli consente, o gli dovrebbe consentire, di governare a mani basse. Il guaio è che su singoli atti di governo quel 57% si riduce e di parecchio.
Basta pensare, infatti, alla posizione dei cittadini toscani sulla politica dell’acqua del governo regionale. Al modo come il governo regionale ha previsto di attuare in Toscana la legge 30. E quel 57% sarebbe crollato in modo verticale sulla sanità, se forze diverse (in primis la funzione pubblica CGIL e noi) non avessero imposto al governo regionale di rinunciare alle privatizzazioni originariamente inserite nella Società della salute. Lo stesso ragionamento, più o meno, vale per parti importanti delle politiche riguardanti la gestione dei rifiuti, le scelte relative alle grandi opere, la gestione dei trasporti, quella dell’economia, la sicurezza nei luoghi di lavoro e via dicendo.
Se è vero quel che abbiamo detto se ne deduce che su una serie di importantissime scelte del suo governo, prese separatamente, Martini ha sicuramente un seguito popolare inferiore, e non di poco, a quel 57% ottenuto sul suo modello di Toscana.
Un minor seguito che si riflette, inevitabilmente, nei partiti che sostengono il governo regionale e anche nelle sedi istituzionali.
Insomma se Martini è bloccato, come dice Dinelli, non lo è per i risultati del voto del 3 e 4 aprile che hanno portato l’opposizione di Rifondazione in Consiglio regionale da due a cinque consiglieri, ma perché assieme a quei cinque, ad opporsi, su certe parti del suo programma, c’è oggi una parte non trascurabile, e in certi casi sicuramente maggioritaria, della società toscana.
A leggere l’articolo di Dinelli c’è tornata a mente la relazione, di alcuni giorni fa, di Ceccuzzi, Presidente dell’Assindustria di Firenze.
Ma mentre Ceccuzzi, vista la cagionevole salute del centro destra, ci è parso, quando si è rivolto al governo regionale, molto comprensivo, Dinelli ci pare non si sia accorto del vento che è cambiato e continui a… risalire in disordine e senza speranza le valli che aveva disceso con orgogliosa sicurezza.
Bene così.

